Questo libro non è nato in un giorno preciso. Si è scritto lentamente, nel tempo, quasi da solo. È nato tra le aule del Conservatorio, nelle stanze del mio studio, nei pomeriggi rimasti accesi dopo una lezione, nei silenzi che seguono una voce ascoltata davvero.
Ma, prima ancora, è nato molto tempo fa — nella casa paterna a Mola di Bari, in una stanza affacciata sul porto, a pochi metri dal mare. Forse è cominciato lì, senza che io lo sapessi ancora: nel respiro del vento, nel movimento dell’acqua, in quella vicinanza quotidiana con un orizzonte aperto che già insegnava alla voce il desiderio di uscire, di espandersi, di cercare il largo.
Scritto tra settembre 2025 e febbraio 2026, nei giorni trascorsi a Rosamarina, immerso nella quiete della natura e in quel dialogo interiore che spesso accompagna chi canta e chi insegna, il libro si è nutrito molto prima di essere scritto: negli appunti del mio quaderno delle lezioni, nelle riflessioni rimaste vive dopo gli incontri, nelle parole dette e in quelle taciute.
Perché tutto ciò che accade nella voce, in fondo, accade anche nell’anima. Il Conservatorio, quando ero ancora studente, fu per me insieme approdo e ferita. E proprio da quella ferita compresi che la voce non è solo suono, ma una forma profonda della persona. Lì nacque anche l’insegnante che sarei diventato.
Quando lentamente ritrovai la mia voce, promisi a me stesso che nessun allievo avrebbe dovuto sentirsi spezzato nel punto più delicato di sé. Avrei custodito ogni voce non come un meccanismo da forzare, ma come un’espressione unica e irripetibile dell’essere umano.
Da allora, in venticinque anni di insegnamento, ho incontrato molti allievi e, con loro, molte vite. Ognuno mi ha insegnato qualcosa che non si trova nei libri: la pazienza dell’attesa, la fragilità della paura, la resistenza del desiderio, la gioia di un suono che finalmente si libera. Col tempo ho sentito sempre più chiaramente che il canto non si insegna davvero: si accompagna.
Questo libro nasce da un sentimento profondo di gratitudine: verso i miei allievi, che mi hanno insegnato più di quanto io abbia insegnato a loro; verso i miei maestri; verso la musica, che in tanti momenti della mia vita è stata rifugio, domanda, specchio, cura e possibilità di rinascita.
Spero che questo libro possa incontrare non soltanto il piacere del lettore, ma anche offrirgli un piccolo spazio di riconoscimento. Spero che, in qualche riga, qualcuno possa ritrovare qualcosa di sé. Spero che tra queste storie si apra, anche solo per un istante, una piccola luce.